“Il problema della sostituzione nelle decisioni di fine vita” – Trib. Reggio Emilia 24/07/2012

Segnaliamo un puntuale articolo di commento alla pronuncia del Trib. Reggio Emilia del 24/07/2012, a cura di Mariassunta Piccinni , dal titolo “Il problema della sostituzione nelle decisioni di fine vita” (pubblicato su Nuova Giur. Civ, 2013, 03, pg. 209). Di seguito si propongono alcuni passaggi da questo articolo utili per apprezzare la significatività di questo caso che permette di evidenziare almeno tre aspetti di particolare interesse per la presa in carico del paziente «incapace», che si trovi in condizioni critiche alla fine della vita.

a) Il coinvolgimento dei familiari. Il provvedimento, pur attribuendo un potere sostitutivo all’amministratore, lo obbliga a consultare gli altri familiari, introducendo uno strumento di garanzia rispetto al fatto che la decisione sul paziente sia il più possibile «corale». Il senso di questa coralità è esplicitato nello stesso iter decisionale del provvedimento di autorizzazione, e si può riassumere nella necessità che la decisione corrisponda il più possibile all’interesse di quel determinato paziente, con i suoi bisogni, aspirazioni e preferenze. Questa necessità è particolarmente stringente nei casi, come quello in oggetto, in cui l’ufficio di amministratore sia svolto da persona estranea rispetto al beneficiario. Il dovere di consultare le persone a questi vicine, che possano aiutare a ricostruire «lo stile di vita, la personalità, le convinzioni etiche e religiose, culturali e filosofiche» è strumentale ad inferire «in quale direzione egli si sarebbe orientato rispetto alla singola scelta di cura»

b) Il controllo del giudice. Il provvedimento attribuisce un generico potere sostitutivo nelle scelte mediche all’amministratore, ma richiede che, quando si tratti di interventi «straordinari», la decisione sia sottoposta al controllo giudiziario. La scelta si pone in sintonia con la consolidata giurisprudenza in tema di amministrazione di sostegno. […]

Il ruolo del giudice deve, in ogni caso, intendersi nel senso di un controllo sulla rispondenza della decisione all’interesse di quel determinato beneficiario (cfr. Cass., n. 21748/2007, punto 8, cit.), ed è in questo senso che può interpretarsi il riferimento, contenuto nel provvedimento in esame, alla conformità all’«interesse e alla volontà della beneficiaria».

In altri termini, l’autorità giudiziaria ha il compito di controllare la corrispondenza della decisione dell’amministratore di sostegno ad eventuali volontà ed indicazioni espresse dal soggetto beneficiario, o, in mancanza, ai bisogni ed alle aspirazioni dello stesso. […]

c) L’estensione del concetto di «cura». Il G. Tut., sulla scia di altri precedenti in materia di amministrazione di sostegno, estende il ragionamento avviato dalla Supr. Corte nel caso Englaro – Cass., n. 21748/2007, cit., secondo cui «l’interruzione delle cure» (da intendersi come cure finalizzate al supporto vitale) può avvenire «soltanto in casi estremi» – a situazioni diverse da quella dello stato vegetativo permanente, quali le ipotesi in cui sia accertata l’irreversibilità di una grave malattia in stadio avanzato con esiti mortali. […]

Qual è la particolarità del caso?

La pronuncia commentata rappresenta da questo punto di vista quasi un caso di scuola. Non vi erano disposizioni anticipate, né elementi che potessero portare a ricostruire una vera e propria volontà giuridicamente valida. Il giudice riesce, cionondimeno, a raccogliere importantissimi elementi indiziari che lo portano a ritenere che quella individuata sarebbe stata la scelta della signora.

Ed in particolare:

a) dall’esame della paziente emerge che ella riesce con molta difficoltà a scandire il proprio nome ed anno di nascita. Non reagisce, invece, alle altre più specifiche domande, ma alla richiesta se voglia o no andare in ospedale: risponde di no;

b) la sua complessiva personalità e le convinzioni etiche e religiose sono ricostruite attraverso le diverse testimonianze delle persone a lei vicine;

c) il giudice attribuisce particolare rilevanza, infine, ad un episodio specifico, quale la morte del padre, cui la signora era affezionatissima, tanto da voler essere sepolta al suo fianco. L’amica racconta di una telefonata in cui la donna si era detta esplicitamente contraria agli «eccessi inutili nelle cure» affermando che «se il padre doveva soffrire, era meglio lasciarlo andare. Il senso della telefonata era quello di evitare cure e sofferenze inutili».

(Fonte: Nuova Giur. Civ.)

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