consenso informato

“MEDICINA DIFENSIVA: VERITA’ O MENZOGNA?” – Nicola TODESCHINI

Riportiamo questo articolo pubblicato sulla rivista Persona e Danno:

Non ho mai nascosto la mia personale riserva per il contegno, gravemente inadempiente, che va sotto l’abusata etichetta di “medicina difensiva”.

Mi pare, in tutta franchezza, che costituisca un esempio delle difficoltà, quasi insuperabili, che vive la categoria dei sanitari allorché si esponga al di là dei confini, peraltro assai vasti e perigliosi, della scienza medica per raggiungere quella del diritto, delle regole ed in particolare della responsabilità.

Prima di affermare che le regole esistenti non piacciono, atteso che prenderne le distanze è comunque legittimo, bisognerebbe conoscerle e spesso le prese di posizione anche delle sigle sindacali più importanti dei sanitari in Italia hanno dimostrato la sostanziale ignoranza del sistema, in particolare civile, delle regole della responsabilità professionale ed anche alcune proposte di legge, provenienti proprio da esponenti della classe medica, denunciano grossolanità che suscitano sincero imbarazzo.

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Il consenso informato nel rapporto di cura

Il dibattito più recente non manca di elementi di critica, anche aspra, alla medicina tradizionale, alle politiche pubbliche in ambito sanitario e alla tendenza alla medicalizzazione della vita, o almeno di alcune sue fasi. Tuttavia, gli spettacolari progressi scientifici compiuti in campo medico negli ultimi decenni hanno generato un sentimento di fiducia spesso sproporzionato nelle possibilità terapeutiche, alimentando aspettative illusorie, che sono spesso destinate a rimanere frustrate. D’altro canto, l’accettazione di un trattamento da parte del paziente è sempre stata legata, già prima che l’etica medica e la giurisprudenza elaborassero la moderna nozione di consenso informato, ad una aspettativa del malato riguardo alla propria salute. Il malato che oggi decide di sottoporsi un trattamento, esercitando il proprio diritto all’autodeterminazione terapeutica, lo fa, in definitiva, per le medesime finalità per cui, in tempi meno recenti, si sarebbe affidato al medico paternalista. Oggi però, il paziente medio dispone di una conoscenza di partenza molto maggiore di quella che poteva avere, fino a poche decine di anni fa, chi si rivolgeva ad un medico. Questo costituisce sicuramente un vantaggio per l’acquisizione del consenso, ma può anche rivestire aspetti problematici.

Se le informazioni di cui dispone conducono il paziente a nutrire aspettative sproporzionate rispetto alle possibilità che la medicina può offrirgli. Se confida in una guarigione facile e completa quando questa sia improbabile, o se non è consapevole dei rischi di insuccesso cui può andare incontro, l’ottenimento di un beneficio inferiore o di un esito diverso da quello sperato può incrinare il rapporto di fiducia tra il medico ed il paziente. L’informazione ed il consenso non servono quindi soltanto a garantire l’autodeterminazione del paziente ma sono oggi divenuti indispensabili anche per rinsaldare questo rapporto. Leggi l’articolo dal sito Persona e Danno.

(Fonte: Persona e Danno)

Consenso informato:vale solo per lo specifico intervento

Il consenso informato rilasciato per uno specifico intervento non e’ valido se viene effettuato un intervento chirurgico differente ( Cass Civ. III n. 14024 del 4 giugno 2013
I fatti:
Un paziente si era ricoverato in Ospedale per essere operato di ascesso gluteo, poi meglio specificato come “ ascesso perianale-fistola sacrococcigea ascessualizzato”.

Il paziente aveva firmato il consenso informato per questo intervento, ma poi era stato invece operato di “fistola perianale trans-sfinterica” riportando successivamente gravi complicazioni come ina incontinenza alle feci solide.

Tale complicazione, pur prevista tra quelle dell’ intervento praticato, non lo era per l’ intervento programmato per cui aveva firmato il consenso.

I giudici di merito, sia in primo grado che in appello (discordando dalle conclusioni del CTU) avevano respinto la richiesta di risarcimento sulla base del concetto che, avendo i medici dovuto correggere la diagnosi solo nel corso dell’ intervento, non avevano potuto interromperlo per chiedere un nuovo consenso informato; inoltre, sostennero i giudici d’ appello, il paziente era stato certamente informato della necessita’ di un intervento in regione anale, per cui era implicita la necessita’ di dover intervenire, qualora fosse necessario, sullo sfintere anale.

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(Fonte: Pillole.org)

Medico, responsabilità professionale, consenso informato, danni, configurabilità

La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

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(Fonte: Altalex)

Consenso informato invalido per differente terapia

Il paziente che ha prestato il consenso informato per un trattamento medico-chirurgico diverso da quello effettivamente eseguito ha diritto al risarcimento del danno. Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza dello scorso giugno [Cass. sent. 14024 del 4.06.2013] con cui ha riconosciuto il risarcimento del danno agli eredi legittimi di un paziente deceduto a seguito di un intervento chirurgico. Leggi il resto dell’articolo su Studio Cataldi.it.

(Fonte: StudioCataldi.it)