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L’amministrazione di sostegno: excursus dell’istituto

Pubblichiamo uno speciale di Altalex sulla figura dell’amministrazione di sostegno, a cura di Tiziana Placidilli.

(Fonte: Altalex)

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Eutanasia passiva – Bundesgerichtschof (BGH) – sentenza 25 giugno 2010

Da Il Foro Italiano 2013, pg. 298-300, riprendiamo la nota di commento di Rocco Alagna sulla sentenza della Corte suprema federale tedesca (Bundesgerichtschof) che si è pronunciata sul tema delicato ed attuale dell’eutanasia e dei limiti del consenso.

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Salute, risarcimento danni, negligenza, medico e consenso informato

Dal sito www.sentenze-cassazione.com segnaliamo la sentenza n. 42656 9 maggio – 17 ottobre 2013, della IV sezione penale della Corte di Cassazione. Con questa pronuncia la Cassazione ha nuovamente trattato il caso del consenso informato e, nel caso di specie, ha affermato che “la sottoscrizione da parte della paziente del consenso informato, non libera da responsabilità derivante da fatto proprio colposo dell’operatore.”  In particolare la Corte afferma che “è incontestabile che l’attività medico chirurgica, per essere legittima, presuppone il “consenso” del paziente, che non si identifica con quello di cui all’art. 50 c.p., ma costituisce un presupposto di liceità del trattamento: infatti, il medico, di regola ed al di fuori di taluni casi eccezionali (allorché il paziente non sia in grado per le sue condizioni di prestare un qualsiasi consenso o dissenso, ovvero, più in generale, ove sussistano le condizioni dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p.), non può intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del paziente. In questa prospettiva, il “consenso”, per legittimare il trattamento terapeutico, deve essere “informato”, cioè espresso a seguito di una informazione completa, da parte del medico, dei possibili effetti negativi della terapia o dell’intervento chirurgico, con le possibili controindicazioni e l’indicazione della gravità degli effetti del trattamento. Il consenso informato, infatti, ha come contenuto concreto la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale. Tale conclusione, fondata sul rispetto del diritto del singolo alla salute, tutelato dall’art. 32 Cost.” Pertanto, “la mancanza del consenso (opportunamente informato) del malato o la sua invalidità per altre ragioni, determina l’arbitrarietà del trattamento medico-chirurgico e la sua rilevanza penale, in quanto posto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo, ma la valutazione del comportamento del medico, sotto il profilo penale, quando si sia in ipotesi sostanziato in una condotta (vuoi omissiva, vuoi commissiva) dannosa per il paziente, non ammette un diverso apprezzamento a seconda che l’attività sia stata prestata con o in assenza di consenso. Cosicché il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Dunque il consenso informato, anche se corretto e adeguato e corrisposto dalla reale ed integrale comprensione del paziente, non vale ad escludere la colpa del medico che abbia operato negligentemente o imperitamente ovvero in violazione delle leges artis. Ne consegue che a nulla rileva ex se, ai fini dell’esclusione della responsabilità, l’eventuale adeguatezza della comunicazione ed illustrazione dei rischi connessi all’intervento al paziente che si risolse, ciononostante, ad affrontarlo (cfr. Sez. 4, n. 4541 del 2013, Falasco (PC) c. Carlino).” Per un commento si legga l’articolo riportato sul sito www.sentenze-cassazione.com.

(Fonte: www.sentenze-cassazione.com)

Consenso informato:vale solo per lo specifico intervento

Il consenso informato rilasciato per uno specifico intervento non e’ valido se viene effettuato un intervento chirurgico differente ( Cass Civ. III n. 14024 del 4 giugno 2013
I fatti:
Un paziente si era ricoverato in Ospedale per essere operato di ascesso gluteo, poi meglio specificato come “ ascesso perianale-fistola sacrococcigea ascessualizzato”.

Il paziente aveva firmato il consenso informato per questo intervento, ma poi era stato invece operato di “fistola perianale trans-sfinterica” riportando successivamente gravi complicazioni come ina incontinenza alle feci solide.

Tale complicazione, pur prevista tra quelle dell’ intervento praticato, non lo era per l’ intervento programmato per cui aveva firmato il consenso.

I giudici di merito, sia in primo grado che in appello (discordando dalle conclusioni del CTU) avevano respinto la richiesta di risarcimento sulla base del concetto che, avendo i medici dovuto correggere la diagnosi solo nel corso dell’ intervento, non avevano potuto interromperlo per chiedere un nuovo consenso informato; inoltre, sostennero i giudici d’ appello, il paziente era stato certamente informato della necessita’ di un intervento in regione anale, per cui era implicita la necessita’ di dover intervenire, qualora fosse necessario, sullo sfintere anale.

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(Fonte: Pillole.org)

Responsabilità sanitaria e legge c.d. Balduzzi

La c.d. legge Balduzzi  regola la responsabilita’ professionale di chi esercita professioni sanitarie, con la previsione dell’esonero del sanitario per colpa lieve nel caso in cui abbia seguito le linee guida, persegue l’obiettivo di depenalizzare e tentare di tranquillizzare i sanitari nell’esercizio della loro attività, tentando di contenere il fenomeno della cosiddetta ”medicina difensiva” che , sovente, cagiona danni al paziente da omissione di attività doverosa del sanitario o determina la prescrizione di esami diagnostici inappropriati al solo scopo di evitare responsabilita’ civili e ha origine dall’intensificarsi del contenzioso in tema di malpratica medica.

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(Fonte: Altalex)

 

La Bioetica e le Confessioni religiose

Riportiamo, dal sito Persona e Danno, un lavoro è frutto di una ricerca condotta dagli studenti del V anno della ex Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi di Trieste nell’ambito del corso di Diritto comparato delle religioni e costituisce lo sviluppo di un progetto didattico iniziato nell’anno accademico 2011-2012, che si è concretizzato nella pubblicazione della monografia La figura della donna nelle religioni (Eut, Trieste, 2012). Clicca qui per leggere il volume.

(Fonte: Persona e Danno)

Medico-paziente: il consenso informato non può essere presunto

Sentenza N.20894 del 27 Novembre 2012 – In materia di consenso informato, la S.C. ha precisato i seguenti principi: 1) non può esservi unconsenso tacito per facta concludentia; 2) la qualità personale del soggetto da informare (nella specie,medico) non fa venire meno l’obbligo di informazione; 3) l’onere della prova con riguardo all’avvenuta illustrazione delle possibili conseguenze dannose della terapia spetta al medico, una volta dedotto dal paziente il relativo inadempimento. Leggi l’articolo di commento pubblicato su Diritto.it.

(Fonte: Diritto.it)


La Cassazione è favorevole all’amministratore di sostegno esterno se ci sono conflitti familiari di mezzo

La prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14190 del 5 giugno 2013, ha introdotto un principio di diritto molto importante in materia di amministrazione di sostegno osservando che, in alcune circostanze particolari, ovvero nel caso in cui vi siano forti conflitti tra familiari, è più opportuno nominare quale amministratore di sostegno un terzo, estraneo alla famiglia, non legato da vincoli di parentela col beneficiario, per tutelare meglio gli interessi dell’amministrato.

In questo modo la Cassazione ha condiviso quanto era già stato deciso dal giudice territoriale poichè anche a parer dei giudici con la toga d’ermellino, la soluziona appena esposta è apparsa qella preferibile rispetto alle altre possibili che non permettevano di esercitare l’incarico di amministratore con la dovuta imparzialità.

(Fonte:  http://www.sentenze-cassazione.com)

Cassazione: non è valido il consenso informato se espresso per intervento chirurgico differente

Il consenso informato è istituto giuridico che affonda le proprie radici nell’art. 32 della Costituzione: il paziente deve essere messo al corrente della situazione patologica e delle terapie che è necessario mettere in atto, di modo che possa autonomamente decidere come comportarsi. Nel caso di specie gli eredi legittimi di un paziente, il quale ha riportato danni irreversibili a seguito di intervento chirurgico, promuovono ricorso avverso la statuizione del giudice di merito, il quale ha rigettato la domanda di risarcimento del danno subito poiché la diagnosi precisa era stata formulata – per necessità attestata da ctu – soltanto in corso di operazione chirurgica. La prova della mancata tempestiva informazione sarebbe poi stata a carico del paziente stesso. Leggi il resto dell’articolo.

(Fonte: Studio Cataldi.it)

Il nesso causale nella responsabilità sanitaria

Un commento de Il Sole 24 Ore su una recente sentenza della Cassazione sez. IV penale 1716 del 14 gennaio 2013, che ha espresso la seguente massima “Nell’accertamento della colpa medica per omissione il nesso causale non può essere desunto da dati statistici. Infatti nella ricostruzione del nesso eziologico, non può assolutamente prescindersi da tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento: solo conoscendo in tutti i suoi aspetti fattuali e scientifici il momento iniziale e la successiva evoluzione della malattia, è poi possibile analizzare la condotta (omissiva) colposa addebitata al sanitario per effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio.” Leggi il resto dell’articolo.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)