Eutanasia passiva – Bundesgerichtschof (BGH) – sentenza 25 giugno 2010

Da Il Foro Italiano 2013, pg. 298-300, riprendiamo la nota di commento di Rocco Alagna sulla sentenza della Corte suprema federale tedesca (Bundesgerichtschof) che si è pronunciata sul tema delicato ed attuale dell’eutanasia e dei limiti del consenso.

Nel diritto tedesco non è punibile la condotta omissiva ma anche attiva che, risolvendosi nella interruzione, o limitazione, o anche non somministrazione di un trattamento medico, abbia come conseguenza la morte del paziente, sempre che tanto abbia lo scopo di permettere il decorso di una malattia incurabile e letale, e, soprattutto, corrisponda alla volontà (scriminante) del paziente, effettiva o almeno presunta. Nella specie la Corte Suprema federale ha annullato la sentenza di condanna per concorso in tentato omicidio doloso emessa nei confronti di un avvocato che aveva consigliato alla figlia e tutrice legale di una donna, affetta da gravissima ed irreversibile patologia, di tagliare il sondino nasogastrico della paziente, la quale, prima di perdere coscienza, aveva espresso la volontà di non essere alimentata artificialmente.

I giudizi supremi tedeschi sostanzialmente superano la distinzione tra eutanasia passiva a mezzo di condotte omissive (scriminabile sussistendo determinati presupposti) ed eutanasia attiva, mediante condotte attive, sempre punibile.

La sentenza rappresenta la più significativa svolta della giurisprudenza penale tedesca in tema di interruzione volontaria di un trattamento medico di sostegno vitale somministrato a un paziente incurabile e incosciente. Svolta che mostra diversi profili di novità. In primo luogo, il BGH ammette la compatibilità, a certe condizioni, di una situazione scriminante basata sul consenso del paziente con la persistenza dell’incriminazione dell’omicidio su richiesta, ex § 216 StGB. In secondo luogo, benché si tratti di caso in cui lo spegnimento del macchinario è realizzato tramite una condotta attiva, il BGH, abbandonando la teoria che interpretava l’azione naturalistica come omissione giuridica ed elabora una nuova impostazione teorica che elimina la tradizionale dicotomia tra eutanasia attiva e passiva, a favore della sola alternativa tra eutanasia diretta e indiretta.

Il BGH individua il fondamento della non punibilità nel consenso scriminante, la cui presenza coprirebbe sia il comportamento attivo sia quello omissivo. L’architettura giuridica che regge l’efficacia scriminante del consenso è il concetto di interruzione del trattamento (Behandlunhsabbruch) che, sintetizzando la valutazione comparativa degli interessi confliggenti, permette l’equiparazione tra mancata attivazione iniziale di una terapia e sua sopravvenuta cessazione.

La teoria del Behandlunhsabbruch individua, di fatto, un’eccezione all’indisponibilità della vita sancita dal § 216 StGB. A suo fondamento viene posta l’esigenza di unità dell’ordinamento giuridico, in base alla quale il potenziamento dell’autonomia del paziente avvenuto con la nuova disciplina sulle disposizioni anticipate di trattamento deve implicare una valutazione simile anche per il diritto penale.

Per l’efficacia di tale eccezione, il BGH ha posto quattro condizioni:

a) l’interessato deve essere in pericolo di vita a causa di una malattia

b) il consenso si deve riferire a un trattamento medico

c) si deve trattare di “lasciar scorrere” un processo patologico naturale

d) l’interruzione deve essere eseguita dal medico, dal fiduciario del paziente, dai loro delegati o dai loro ausiliari

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