L’amministratore di sostegno e l’incapacità futura: Cassazione 20.12.2012 n. 23707

Sulla sentenza della Cassazione 20.12.2012 n. 23707 (testo scaricato dal sito http://www.diritto24.ilsole24ore.com), riportiamo una breve nota di commento che pè stata pubblicata sul sito (http://www.fanpage.it)

L’introduzione dell’amministratore di sostegno (acronimo: ads)  ex art. 404 c.c. e seguenti ha capovolto, per non dire “rivoluzionato” alcuni dei principi base in tema di  incapaci e della loro protezione.

Il sistema posto a protezione degli incapaci presente nel codice civile del 1942 era così congegnato:

a) per il minore è operativa l’incapacità d’agire assoluta fino al compimento della maggiore età, il minore può, entro certi limiti, acquistare una limitata capacità d’agire, – cioè può anticipare la sua piena capacità d’agire – attraverso l’istituto dell’emancipazione, (il quale presuppone la nomina di un curatore che assiste il minore nel compimento degli atti di straordinaria amministrazione);

b) il maggiorenne incapace poteva essere protetto e tutelato tramite due istituti:  l’inabilitazione e  l’interdizione, i quali comportando una riduzione della capacità d’agire, presupponevano una sentenza che dichiarava (accertava) l’incapacità del maggiorenne e permetteva la nomina di un tutore (interdetto) o di un curatore (inabilitato). In mancanza di un’incapacità dichiarata (accertata con  sentenza) il soggetto maggiorenne incapace poteva essere protetto applicando il  meccanismo previsto dall’art.  428 c.c. (Atti compiuti da persona  incapace d’intendere o di volere) c.d. incapacità naturale.  Per come era  congegnato il sistema del codice civile del 1942 prevedeva due istituti “rigidi” sia nei  presupposti di applicazione, sia nelle conseguenze.

L’Amministrazione di sostegno, pur non abrogando il  sistema del codice del 1942 (quindi gli istituti dell’inabilitazione e  dell’interdizione sono ancora in vigore) ha portato ad una nuova  concezione della figura del soggetto da proteggere, con l’amministratore di sostegno si è inteso adeguare il sistema di protezione del soggetto maggiorenne  (il minore è sempre tutelato dalla legge che presuppone l’incapacità d’agire fino al compimento della maggiore età) alle reali esigenze del soggetto da proteggere, in altre parole, l’amministratore di sostegno è come un vestito che deve essere scelto (adeguato nei contenuti) alla taglia del soggetto da proteggere.

Passando ad analizzare le novità introdotte dall’amministratore di  sostegno, come già detto, gli istituti dell’inabilitazione e  dell’interdizione non sono stati abrogati, ma  diventano due ipotesi  “residuali” che si possono applicare solo  se l’amministrazione di sostegno risulta inadeguato alla protezione del soggetto  debole in base alla situazione concreta.

Le differenze tra amministrazione di sostegno e  inabilitazione e interdizione non risiedono nelle diverse “malattie” del  soggetto da proteggere (meno gravi per l’amministratore di sostegno, più  gravi per l’inabilitazione e interdizione), ma per tutti gli istituti (ads,  inabilitazione e interdizione) i presupposti di clinici relativi alla malattia  possono anche coincidere.

In realtà, gli elementi che distingueno l’ads dagli istutti originari del codice civile (inabilitazione e interdizione) possono essere individuati:

1)  l’ads ha un campo di applicazione molto più  ampio, infatti, l’amministratore di sostegno può essere applicato anche al  soggetto “capace” che ha bisogno solo di un (mero) aiuto nello svolgimento di alcune  attività quotidiane (come, ad esempio, la riscossione della pensione da parte di una persona che presenta solo problemi fisici e non psichici) o sussiste  una “incapacità”  (intesa come difficoltà) nella cura dei propri interessi,  quindi l’ads prescinde da una dichiarazione di infermità di mente o da una  malattia psichica (a differenza dell’inabilitazione dell’interdizione), di conseguenza, l’amministratore di sostegno viene nominato con decreto (ex art. 404 c.c.), anche se con una serie di “cautele” procedurali previste negli art. 405 – 407  c.c.

2) l’amministratore di sostegno è un istituto che può  essere adeguato “ritagliato”, “costruito”, di volta in volta, in base alle  reali esigenze del soggetto da proteggere; con l’amministratore di sostegno i reali  poteri e compiti dell’amministratore non si possono dedurre “a priori”, ma  dipendono e variano da soggetto (da proteggere) a soggetto (da proteggere) e  per poter identificare i poteri dell’amministratore di sostegno occorre analizzare e leggere quanto disposto nel provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno. Quindi, per comprendere  i reali compiti dell’amministratore di sostegno occorre leggere il decreto di  nomina. Ecco che si comprende perchè l’art. 405 c.c. individua analiticamente il contenuto del decreto di nomina dell’amministratore di sostegno.

Il motivo di questa rivoluzione copernicana è dato dal fatto  che l’amministratore di sostegno è stato costruito su un nuovo principio di base  il soggetto da proteggere non perde la capacità per gli atti che  l’amministratore di sostegno non deve compiere, quindi, se nel provvedimento di  nomina dell’amministratore di sostegno è previsto che l’amministratore deve solo  riscuotere la pensione il soggetto protetto può compiere da solo tutti gli altri  atti (ovviamente può anche essere previsto che l’amministratore di sostegno  assista nel compimento di tutti gli atti di straordinaria  amministrazione o che sostituisca la persona in tutti gli atti di straordinaria  amministrazione ecc.). In altri termini, quando ci si trova in presenza di una nomina di un ads, non è possibile dire “a priori” in cosa consistono i compiti dell’amministratore e, di converso, non si possono identificare, a priori, i limiti posti al soggetto da proteggere, ma occorre leggere il decreto di nomina per individuare i compiti dell’amministratore e i limiti posti al soggetto da proteggere.

Presupposto della nomina dell’amminstratore di sostegno è l’esistenza di un’attuale e concreta esigenza di protezione del soggetto debole, per cui non è possibile procedere alla nomina di un amministratore di sostegno per una futura (e non attuale, ma solo eventuale) esigenza di protezione del soggetto debole. Questo, però, non esclude che il soggetto debole possa fornire delle preferenze per la futura designazione di una determinata persona come amministratore di sostegno (indicando, appunto, una determinata persona da nominarsi, in futuro, in caso di bisogno, cioè nel caso in cui si dovessero verificare delle esigenze di protezione ed, eventualmente, anche descrivendo quale comportamento dovrà tenere questo futuro amminstratore di sostegno in caso di particolari eventi). L’atto di designazione (anche futura) resta un atto privato che “vincola” il designate e il designato, però, resta fermo il principio che il potere di nominare l’amministratore di sostegno spetta sempre e solo al giudice e la nomina del giudice può essere effettuata sempre e solo quando sono attuali, presenti e reali le esigenze di protezione del soggetto debole e non è possibile una nomina “per il futuro” di un amminsitratore di sostegno.

Ovviamente, come tutte le novità giuridiche, che si innestano in un codice anteriore che ha una propria ”architettura”, anche l’istituto dell’amministratore di sostegno presenta delle incongruenze interpretative, dovute ad una mancanza di coordinamento della riforma con l’originaria disciplina del codice, basta pensare alla questione il soggetto da proteggere deve accettare con beneficio di inventario una eventuale eredità pervenuta (come per gli interdetti e gli inabilitati) oppure se il medesimo soggetto deve farsi autorizzare ex art. 747 cpc per vendere un bene ereditario. Seguendo ed applicando i principi sopra esposti, la risposta a queste domande dovrebbe essere non “assoluta”, ma “relativa”, nel senso che solo quando l’amministratore di sostegno ha poteri molto simili al tutore o al curatore, l’amministrato deve accettare con beneficio di inventario l’eredità e richiedere l’autorizzazione ex art. 747 cpc per vendere un bene ereditario, questo perchè appare eccessivo imporre tali formalità all’amministratore nominato solo per riscuotere la “pensione” o per pagare la bolletta delle forniture energetiche.

(Fonte: http://www.fanpage.it)

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