Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 27751 (11 dicembre 2013 ) – consenso informato

Dal sito www.biodiritto.org riportiamo questo articolo a commento di una recente sentenza della Cassazione.

La III sezione civile della Cassazione si è pronunciata sul contenuto dell’informazione che il medico è tenuto a dare al paziente per acquisire il suo consenso informato. L’informazione, in rispetto del principio di autodeterminazione del paziente, deve essere completa e non rileva, ai fini della sussistenza dell’illecito, se l’intervento sia stato eseguito correttamente o meno.

I genitori di una bambina morta in seguito ad un intervento di tonsillectomia convenivano l’azienda ospedaliera per responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 1218 cc per aver omesso di prestare le dovute informazioni sui rischi connessi all’operazione e sulle possibili complicanze post- operatorie.

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Il consenso informato e l’esclusione della “colpa lieve” – Diritto 24

Riportiamo l’articolo di Giorgio Vaccaro, pubblicato su Diritto24.it.

Due ultime Sentenze della Quarta Sezione Penale della Suprema Corte la n. 46753/2013 e n. 2347/2014, tornano ad occuparsi del rilievo, nell’attività professionale medica, del rispetto dei precetti relativi al “consenso informato” ed a quelli che si richiamano alle Linee Guida ed agli standard diagnostico terapeutici.

In particolare, in tema di consenso informato, possiamo rilevare come la sentenza più recente, quella del 20 gennaio u.s abbia dettato una sorta di “vademecum riassuntivo” per la corretta comprensione del tema del “consenso del paziente”.

Ed infatti la Sentenza ripercorre la stessa ragion d’essere del consenso informato, ricordando come principio di diritto che “l’attività medica-chirurgica per essere legittima, presuppone il “consenso” del paziente, che non si identifica con quello di cui all’art. 50 c.p. (il cui testo recita – non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne, ndr)  ma costituisce il presupposto di liceità del trattamento: infatti, il medico di regola ed al di fuori di taluni casi accezionali (allorchè il paziente non sia in grado per le sue condizioni di prestare un “qualsiasi” consenso o dissenso, ovvero più in generale ove sussistano le condizioni dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p. (il cui testo recita – Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Ndr) non può intervenire senza il consenso, o malgrado il dissenso, del paziente.

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Il consenso informato è neutro rispetto all’accertamento della colpa medica (Il Sole 24 Ore)

Riportiamo un articolo dell’Avv. Giorgio Vaccaro che è stato pubblicato su Diritto24 de Il Sole 24 Ore, a commento della sentenza della Cassazione Quarta Sezione Penale, n. 2347 del 20 gennaio 2014

Con l’interessante sentenza nr. 2347 del 20 gennaio 2014,  i Giudici della Quarta sezione Penale della Cassazione tornano su di un argomento molto dibattuto come quello della “responsabilità medica” affrontando e specificando due aspetti centrali della stessa: la rilevanza della colpa e la “valenza” del consenso informato all’operazione, soprattutto in un ambito specilistico come quello della chirurgia estetica.

V’è innanzi tutto da porre in rilievo come, rispetto all’evidenza della condotta medica, che è stata ritenuta idonea a concretizzare il delitto di “lesioni gravi”, sia i giudici del primo grado che quelli dell’appello si sono riportati alle dichiarazioni del “teste” che nella fattispecie era il medico chirurgo che effettuò il terzo intervento (quello a correzione e/o limitazione dell’errore)  medico che nella sua “deposizione” ebbe a riferire circostanze obbiettive, in riferimento alle quali la sentenza in commento riporta testualmete: “il danno estetico, il danno funzionale, una diffusa dolenzia ed ipoestesia nonché lo scorretto distacco del muscolo mammario destro con conseguente suo arricciamento durante i movimenti mentre il lato sinistro presentava il muscolo (mammario) completamente staccato e rotolato verso l’alto).

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Il consenso informato non esenta da responsabilità professionale per errore

La corte di cassazione interviene sull’opportuna distinzione tra l’acquisizione del consenso opportunamente informato e dell’accettazione dei rischi dell’intervento e la responsabilità professionale per errore. L’accettazione dei rischi non esenta il medico da responsabilità professionale. La cassazione inoltre ha ribadito quanto già precedentemente precisato dalla sentenza Englaro sul consenso che ha la funzione di accettazione delle cure, del rifiuto delle cure e della sospensione delle cure.

Leggi il commento elaborato dal Dott. Luca Benci.

La sentenza in commento è la n. 42656 del 17 ottobre 2013, già commentata in un precedente articolo sul sito Bios-Bios.

(Fonte: www.lucabenci.it)

 

Il soccorritore dopo la legge Balduzzi: incongruenze giuridiche e di sistema

Dal sito Altalex, riportiamo l’articolo di Emanuele Telesca

L’articolo analizza la novella normativa rappresentata dalla legge 189/2012 e, in particolare, la portata nel mondo sanitario del suo articolo 3. Focus dell’approfondimento è la figura e lo status del soccorritore alla luce proprio della riforma in esame, valutandone benefici e criticità di “sistema”.

Lo strumento utilizzato per la disamina è quello dell’interpretazione letterale della norma, suddivisa nei suoi tre profili cardine: definizione di “esercente le professioni sanitarie”, rilevanza di linee guida e buone pratiche accreditate, i “nuovi” profili di responsabilità in ambito civile e penale.

L’obiettivo è dimostrare l’incongruità giuridica, le pericolose derive e le paradossali conseguenze, alla luce della c.d. legge Balduzzi, di un sistema sanitario che affida al personale dedito al soccorso extra ospedaliero un ruolo centrale nella prevenzione; privandolo, al contempo, di un riconoscimento ex lege.

Nelle conclusioni si andrà a delineare lo scenario, da qui al prossimo futuro, tanto della norma (in particolare la sua tenuta costituzionale) che del settore (con gli sperati progressi ed avvicinamenti a modelli già presenti in varie parti del mondo).

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(Fonte: Altalex)

Consenso Informato: il medico risponde dei danni anche in caso di eventi straordinari

Da StudioCataldi.it segnaliamo la sentenza della Cassazione nr. 27751/2013. “Nel caso in oggetto un paziente è deceduto a seguito di intervento operatorio (un intervento di tonsillectomia); nel corso del giudizio in cui prossimi congiunti avevano richiesto il risarcimento del danno è emerso che, a prescindere dalla correttezza tecnica dell’intervento medico, a monte è mancato proprio il consenso informato. Pur essendo l’evento – nella specie, due eventi concomitanti – verificatosi qualificato come eccezionale, conferma la Suprema Corte che sarebbe stato comunque dovere del medico informare di tutti i possibili (anche se improbabili) sviluppi della patologia e degli effetti operatori: “il professionista sanitario ha l’obbligo di fornire al paziente, in modo dettagliato, tutte le informazioni scientificamente possibili sull’intervento chirurgico, che intende eseguire, sulle conseguenze normalmente possibili sia pure infrequenti (tanto da apparire “straordinari”), sul bilancio rischi/vantaggi dell’intervento”. Una lettura estesa e garantista delle disposizioni di legge, volta appunto a tutelare in modo pieno i beni primari della salute e della vita”.

Fonte: Manca il consenso informato? Il medico risponde dei danni anche in caso di eventi straordinari (www.StudioCataldi.it)

Corte Costituzionale: manifestamente inammissibile la questione di legittimità dell’art. 3 del Decreto Balduzzi

Il 6 dicembre scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità, sollevata dal Tribunale di Milano, in relazione all’art. 3 del Decreto Balduzzi.

Si riporta il testo dell’ordinanza (fonte: Il Sole 24 Ore) e un collage di alcuni commenti:

“La pronuncia della Corte costituzionale era particolarmente attesa: non solo per il rilievo mediatico avuto dall’ordinanza di rimessione del giudice milanese, ma anche e soprattutto in ragione dei diversi problemi – interpretativi e prima ancora di legittimazione all’interno del sistema – posti dalla disposizione in esame, che in sostanza limita alla colpa grave la responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria che si sia attenuto a linee guida e best practices, quando le circostanze del caso concreto richiedevano (macroscopicamente) di discostarvisi. Senonché le attese sono rimaste frustrate in ragione di un vizio dell’ordinanza di rimessione, che la Corte costituzionale ha sanzionato con la manifesta inammissibilità della questione proposta, senza pertanto entrare nel merito della stessa, per valutarne la fondatezza o meno: il giudice a quo – si legge nell’ordinanza allegata – “ha omesso di descrivere compiutamente la fattispecie concreta sottoposta al suo giudizio e, conseguentemente, di fornire una adeguata motivazione allarilevanza della questione”. In particolare, il giudice rimettente si è limitato a premettere di essere investito di un processo per lesioni personali gravi contestate ad alcuni operatori sanitari “per colpa generica e per violazione dell’arte medica”, ma non ha specificato “la natura dell’evento lesivo, le modalità con le quali esso sarebbe stato accusato e il grado della colpa ascrivibile agli imputati”; ma “soprattutto non ha precisato se, nell’occasione, i medici si siano attenuti – o, quantomeno, se sia sorta questione in ordine al fatto che essi si siano attenuti – a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica proprie del contesto di riferimento, così che possa venire effettivamente in rilievo l’applicabilità della norma censurata”. L’insufficiente descrizione della fattispecie concreta, aggiunge la Corte, si estende d’altra parte (sia consentito il gioco di parole) alla generica contestazione della colpa generica, senza riferimento particolare all’imperizia. L’ordinanza allegata fornisce infatti all’interprete una sola indicazione ‘di merito’ allorché, nella parte conclusiva, avalla la tesi emersa in giurisprudenza e in dottrina secondo cui “la limitazione di responsabilità prevista dalla norma censurata viene in rilievo solo in rapporto all’addebito di imperizia, giacché le linee guida in materia sanitaria contengono esclusivamente regole di perizia: non, dunque, quando all’esercente la professione sanitaria sia ascrivibile, sul piano della colpa, un comportamento negligente o imprudente” …  Dopo l’ordinanza in esame, il giudice che intenderà sollevare nuovamente questione di legittimità costituzionale dell’art. 3 del decreto Balduzzi dovrà motivare con particolare cura la rilevanza della questione stessa, nel giudizio a quo, descrivendo la fattispecie concreta in relazione: Continue reading

Il Sole 24 Ore – SPECIALE RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE: La giurisprudenza sulla colpa in caso di malpractice

Da Il Sole 24 Ore riportiamo l’articolo sotto riportato e una raccolta delle recenti massime in materia di malpractice medica.

Oltre 12mila denunce di sinistri nel 2012 a fronte di 9 milioni di ricoveri e circa un miliardo di prestazioni specialistiche, un costo assicurativo complessivo di circa un miliardo e una bomba a orologeria che rischia di esplodere sfilacciando i neuroni già stremati del personale sanitario: la messa in mora “in automatico” di circa 10mila professionisti da parte della Corte dei conti cui per legge viene trasmesso tutto il contenzioso in materia.

Ad accendere nuovamente i riflettori sul tema inevaso della responsabilità professionale in sanità è stata recentemente l’Agenas, in un convegno che ha messo faccia a faccia tutti i protagonisti del settore – Regioni, istituzioni, giuristi, operatori e cittadini – e messo in fila i nodi irrisolti del settore.
Il pre4sidente Giovanni Bissoni, utilizzando la “provocazione” dei numeri («Aggiungendo al miliardo di indennizzi liquidati direttamente o in franchigia, che coprono circa il 90% dei sinistri, anche i costi dell’assicurazione diretta, i costi amministrativi gestionali e i costi indiretti, come la medicina difensiva, i risparmi sarebbero enormi), lo spirito di corpo («La gestione del contenzioso è un tema centrale in ogni Regione: la responsabilità Ssn non può essere delegata ai soggetti cui abbiamo delegato il contenzioso), il senso d’appartenenza («il decreto «Balduzzi» ha gettato il sasso nello stagno, ma ci ci sono delle debolezze che è necessario sanare, ed è necessario che l’obbligo assicurativo sia in capo a tutte le strutture che fanno assistenza, inventando nuove modalità e nuovi processi, senza separare i clinici dagli uffici legali»). Le zone d’ombra: «Il quadro normativo insufficiente, la scarsa formazione degli operatori, l’organizzazione inadeguata, la tutela non sempre trasparente degli interessi in campo».

Le urgenze: «Tabelle univoche per la valutazione del danno per uniformare i risarcimenti sul territorio nazionale; una netta distinzione tra responsabilità per colpa e responsabilità professionale sanitaria; il nodo della Corte dei conti, cui viene trasferito tutto il contenzioso che espone le aziende sanitarie». Un nodo quest’ultimo su cui Bissoni ha chiesto con forza «una indicazione normativa a livello nazionale per disciplinare in modo omogeneo il tema della messa in mora del professionista fin dal momento della liquidazione del sinistro in vista di una eventuale rivalsa». Perché – ha spiegato – «Non è una questione che Regioni e Corte dei conti posso risolvere da sole a livello locale».

E oltre i dati, la responsabilità professionale, in attesa di essere normata con l’approvazione delle sei Pdl attualmente alla Camera, fioccano le sentenze. Che Il Sole-24 Ore Sanità, con l’ausilio di Lex 24, ha raccolto a partire dal «dopo Balduzzi». Una legge che secondo gli esperti ha fatto emergere carenze e contraddizioni di un apparato normativo e regolatorio inadeguato a fronteggiare, anzi a gestire la questione.

(Fonte: Il Sole 24 Ore)

Consenso “più informato” se la chirurgia è estetica

Riportiamo dal sito http://www.penalecontemporaneo.it/ l’articolo di Paolo Piras a commento della sentenza della Cassazione ez. IV, 21 dic. 12 (29 gen. 13) n. 4541, Carlino, est. Massafra.

1. Maggiore ampiezza informativa.

Quanto deve essere più ampia l‘informazione al paziente se lachirurgia è estetica?

Con riguardo alla chirurgia estetica è proprio questo il punctum dolens: che cosa il chirurgo estetico, rispetto agli altri medici, deve dire di più al paziente durante il colloquio informativo. In giurisprudenza non è infatti in discussione se deve essere più ampia l’informazione in chirurgia estetica, ma quanto deve esserlo, quale sia cioè il quid pluris informativo.

La sentenza che si annota dà una risposta a questa domanda, con un principio di diritto che costituisce un novum della giurisprudenza della medicina.

Nella dottrina penalistica il consenso informato in chirurgia estetica è argomento trascurato quasi del tutto, nonostante le sue peculiarità, che possono contribuire una migliore comprensione del consenso informato in generale. E nonostante le dimensioni del fenomeno: in Italia sono circa 600.000 all’anno gli interventi di chirurgia estetica[1], oltre al c.d. turismo estetico, cioè gli italiani che vanno all’estero per sottoporsi all’intervento.

Partiamo dal se deve essere più ampia l’informazione, per poi passare al quanto.

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