Progetto di legge per le cure di fine vita in Québec

In allegato il testo del progetto di legge del Québec sulle cure di fine vita presentata a giugno all’Assemblea Nazionale e il testo degli interventi consultivi esposti in commissione parlamentareLa proposta pone requisiti specifici per alcune cure di fine vita come la sedazione palliativa e l’aiuto medico a morire. Prima della somministrazione di una sedazione palliativa, il consenso alla quale deve essere documentato per iscritto, la persona deve essere informato del carattere terminale e irreversibile della somministrazione e della prevedibile durata della sedazione. L’assistenza medica al suicidio è ammessa solo nel caso di maggiorenni affetti da una malattia grave e incurabile, in fase di declino avanzato e irreversibile, affetto da insopportabili sofferenze fisiche e psichiche. La richiesta avviene mediante un formulario standard redatto dal Ministero, datato e sottoscritto dal richiedente o, in caso di incapacità fisica, da un terzo.

Prima di intervenire il medico deve assicurarsi del carattere libero e consolidato della richiesta e verifica la sussistenza di una volontà attuale e reiterata. Il medico deve inoltre ottenere il parere di un secondo professionista che confermi le condizioni del paziente.

Il disegno di legge istituisce inoltre una Commissione sulle cure di fine vita di nomina governativa con il compito di risolvere tutte le questioni relative alle cure di fine vita e vi vigilare sull’applicazione e l’esecuzione della legge.

Omicidio del consenziente e suicidio assistito sono considerati reati a livello federale in Canada e la legittimità di tali previsioni è stata confermata da una recente pronuncia.

(Fonte: http://www.biodiritto.org/)

Consenso informato:vale solo per lo specifico intervento

Il consenso informato rilasciato per uno specifico intervento non e’ valido se viene effettuato un intervento chirurgico differente ( Cass Civ. III n. 14024 del 4 giugno 2013
I fatti:
Un paziente si era ricoverato in Ospedale per essere operato di ascesso gluteo, poi meglio specificato come “ ascesso perianale-fistola sacrococcigea ascessualizzato”.

Il paziente aveva firmato il consenso informato per questo intervento, ma poi era stato invece operato di “fistola perianale trans-sfinterica” riportando successivamente gravi complicazioni come ina incontinenza alle feci solide.

Tale complicazione, pur prevista tra quelle dell’ intervento praticato, non lo era per l’ intervento programmato per cui aveva firmato il consenso.

I giudici di merito, sia in primo grado che in appello (discordando dalle conclusioni del CTU) avevano respinto la richiesta di risarcimento sulla base del concetto che, avendo i medici dovuto correggere la diagnosi solo nel corso dell’ intervento, non avevano potuto interromperlo per chiedere un nuovo consenso informato; inoltre, sostennero i giudici d’ appello, il paziente era stato certamente informato della necessita’ di un intervento in regione anale, per cui era implicita la necessita’ di dover intervenire, qualora fosse necessario, sullo sfintere anale.

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(Fonte: Pillole.org)

Responsabilità sanitaria e legge c.d. Balduzzi

La c.d. legge Balduzzi  regola la responsabilita’ professionale di chi esercita professioni sanitarie, con la previsione dell’esonero del sanitario per colpa lieve nel caso in cui abbia seguito le linee guida, persegue l’obiettivo di depenalizzare e tentare di tranquillizzare i sanitari nell’esercizio della loro attività, tentando di contenere il fenomeno della cosiddetta ”medicina difensiva” che , sovente, cagiona danni al paziente da omissione di attività doverosa del sanitario o determina la prescrizione di esami diagnostici inappropriati al solo scopo di evitare responsabilita’ civili e ha origine dall’intensificarsi del contenzioso in tema di malpratica medica.

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(Fonte: Altalex)

 

Medico, responsabilità professionale, consenso informato, danni, configurabilità

La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

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(Fonte: Altalex)

Consenso informato invalido per differente terapia

Il paziente che ha prestato il consenso informato per un trattamento medico-chirurgico diverso da quello effettivamente eseguito ha diritto al risarcimento del danno. Lo ha stabilito la Cassazione in una sentenza dello scorso giugno [Cass. sent. 14024 del 4.06.2013] con cui ha riconosciuto il risarcimento del danno agli eredi legittimi di un paziente deceduto a seguito di un intervento chirurgico. Leggi il resto dell’articolo su Studio Cataldi.it.

(Fonte: StudioCataldi.it)

Linee guida e imperizia “lieve” del medico dopo il Decreto Balduzzi: i primi orientamenti della Cassazione

Su Diritto Penale e Processo n. 6/2013, pg. 691 Risicato Lucia riporta un commento alle prime pronunce della Corte di Cassazione sulla portata applicativa del Decreto Balduzzi.

L’art. 3 comma 1 della suddetta legge (n. 189/2012) viene definito dall’autrice ad un “koan della filosofia zen: una domanda senza risposta logica immediata, formulata per stimolare la meditazione”.

In base alla novella legislativa “l’esercente le professioni sanitarie che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 c.c. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”.

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Cassazione Penale: sulla rilevanza delle linee guida nella valutazione della colpa medica

Con la sentenza dell’11 luglio 2012, n. 35922 (Cass. pen. Sez. IV Sentenza), la Cassazione si è pronunciata sul valore delle linee guida e sulle conseguenze derivanti dall’eventuale violazione delle stesse.

A commento della sentenza sopra richiamata si rinvia all’articolo di Giuseppe Debernardi, pubblicato su Giur. It. n. 4/2013 (“Sulla rilevanza delle linee guida nella valutazione della colpa medica”).

Nel suo articolo l’autore sottolinea i permanenti elementi di criticità che la novella legislativa del Decreto Balduzzi (art. 3, comma 1 del DL 13/9/2012 n. 158) continua a porre in materia di responsabilità penale del medico.

La massima della sentenza è che le linee guida pur rappresentando un importante ausilio scientifico, con il quale il medico è tenuto a confrontarsi, non eliminano la sua autonomia nelle scelte terapeutiche, poiché, l’arte medica, mancando per sua stessa natura di protocolli scientifici a base matematica, spesso prospetta diverse pratiche o soluzioni che l’esperienza ha dimostrato efficaci, da scegliere oculatamente in relazione ad una cospicua serie di varianti che, legate al caso specifico, solo il medico nella contingenza della terapia, può apprezzare. Ne consegue le linee guida e i protocolli, proprio in ragione delle peculiarità della attività del medico, che sfugge a regole rigorose e predeterminate, non possono assumere il rango di fonti di regole cautelari codificate, rientranti nel paradigma normativo dell’articolo 43 c.p. [“leggi, regolamenti, ordini o discipline”].

Secondo l’autore “l’apporto innovativo rappresentato dalla novella legislativa consiste […] nel consolidamento dell’importanza dell’utilizzo e del rispetto delle linee guida, quale fondamentale opportunità per migliorare la qualità dell’assistenza e l’ottimizzazione dei processi di cura, senza tuttavia minare né azzerare l’autonomia professionale del sanitario”.

(Fonte: Giur. It. 4/2013)

Cartella clinica aggiornata ad intermittenza? E’ falso in atto pubblico

Integra il reato di falso in atto pubblico l’annotazione «ora per allora» apposta sulla cartella clinica del paziente, essendo del tutto irrilevante la veridicità del contenuto della modifica. Precisato che la cartella clinica rappresenta un vero e proprio “diario” contenente tutti i fatti clinici correlati alla malattia del paziente, la falsità punibile si estende anche alle annotazioni effettuate in un momento successivo senza una valida ragione. E’ quanto emerge dalla sentenza 11 settembre 2013, n. 37314 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione. Leggi il resto dell’articolo.

(Fonte: Altalex)