consenso informato

Mancanza di consenso informato – Sentenza n. 20547 del 30.09.2014 della Corte di Cassazione

Dal sito studiocataldi, riportiamo il commento alla sentenza in oggetto a cura dell’Avv. Francesco Pandolfi.
Importante e ben congegnata la sentenza n. 20547 del 30.09.2014 della Corte di Cassazione sezione 3 civile, ove si affronta e risolve un caso di responsabilità medica derivante da un intervento non necessario, cui conseguiva l’exitus del paziente.
 
Numerosi sono gli inadempimenti dello staff medico accertati nel corso dei gradi di giudizio: omissione di valido consenso informato, pessima tenuta della cartella clinica, errore medico durante l’intervento, mancanza della necessaria autopsia.

Proprio analizzando il primo aspetto di colpa medica, la Corte fissa il basilare principio in forza del quale “la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, puo’ causare due diversi tipi di danniun danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonche’ un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravita’), diverso dalla lesione del diritto alla salute”.

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    Tags: in, non, per, consenso
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    Tags: in, non, consenso, per, medico, informato

Consenso informato e responsabilità medica – Cass. Civ. 19731/2014

La Cassazione, con la sentenza che si riporta, ha esaminato un caso di responsabilità medica e, di conseguenza, ha potuto ribadire gli interessanti principi di diritto che hanno di volta in volta consolidato gli orientamenti giurisprudenziali riguardo l’importanza di dare al paziente la giusta informazione e le conseguenze, in termini di responsabilità, in caso di mancanza ovvero incompleta prestazione del consenso informato.

Sul punto la Cassazione ha osservato che “Il fondamento del consenso informato,come richiamato nei punti 4.1, 4.2 e 4.3 delle sezioni unite civili 11 novembre 2008 n. 26973, viene ad essere configurato come elemento strutturale dei contratti di protezione, quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario. In questi gli interessi da realizzare attengono alla sfera della salute in senso ampio, di guisa che l’inadempimento del debitore della prestazione di garanzia è idonea a ledere diritti inviolabili della persona cagionando anche pregiudizi non patrimoniali”.

Secondo la Corte, dunque, “l’informazione esatta sulle condizioni e sui rischi prevedibili di un intervento chirurgico o su un trattamento sanitario per accertamenti in prevenzione o in preparazione, se costituisce di per sé un obbligo o dovere che attiene alla buona fede nella formazione del contratto ed è elemento indispensabile per la validità del consenso che deve essere consapevole, al trattamento terapeutico e chirurgico, è inoltre un elemento costitutivo della protezione del paziente con rilievo costituzionale, per gli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione. assieme ad altre norme di diritto positivo, che nel corso del tempo abbiano da aumentare le garanzie a favore dei consumatori del bene della salute“.

Orbene, continuano i giudici, “applicando i principi di garanzia al caso concreto ed in tema di adempimento o esatto adempimento ad una completa ed adeguata informazione, la erronea applicazione della CORTE in tema di principi del consenso informato è duplice in quanto : da un lato presuppone che il consenso informato non debba investire anche i rischi dello intervento sanitario allorché essi non siano letali, pur avendo un alto livello di probabilità statistica (-tvp al 50 PER CENTO) e d’altro lato ritiene non dovuta la informazione in presenza di una percentuale statistica di mortalità dell’uno per cento, perché fenomeno prossimo al fortuito, mentre la valutazione del rischio appartiene al titolare del diritto esposto, e cioè al paziente e costituisce una operazione di bilanciamento che non può essere annullata in favore della parte che interviene sia pure con intenti salvifici. SUSSISTE DUNQUE LA PROVA EVIDENTE DELL’INADEMPIMENTO IN RELAZIONE ALLA MANCATA E COMPLETA INFORMAZIONE SUL RISCHIO INERENTE AL PRIMO INTERVENTO, con l’effetto che su tale punto resta fermo l’an debeatur, mentre per il quantum dovranno essere riesaminate le pretese risarcitorie dell’erede che agisce in proprio o in tale veste, come si dovrà desumere dall’atto introduttivo“.

Continua a leggere su : http://www.sentenze-cassazione.com/consenso-informato-responsabilita-medica/#ixzz3FRo1mMv2

 

(Fonte: Sentenze Cassazione.com)

 

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    Tags: in, non, è, per, consenso

Senza consenso informato del paziente l’ospedale risarcisce

Prima di essere sottoposto a un intervento il paziente deve ricevere una corretta informativa sui rischi e sulla degenza: in mancanza di consenso informato, anche se non ci sono responsabilità mediche o danni, l’ospedale è tenuto al risarcimento del danno. Leggi il resto dell’articolo

(Fonte: La Legge per tutti)

 

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Consenso informato: la violazione del principio di autodeterminazione non è un danno-evento

Il trib. di Bari con la sentenza del 18 luglio 2013 torna sull’annosa questione del consenso informato e stabilisce che la sola violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione del paziente per mancata informazione dei rischi correlati alla prestazione sanitaria e dei risultati ottenibili, non costituisce di per sé un danno risarcibile, ma è necessario dar prova delle conseguenze pregiudizievoli che ne sono derivate.

In altre parole non è l’ingiustizia insita nel fatto menomativo del diritto ad una “scelta consapevole” il fondamento giuridico del rimedio risarcitorio (danno-evento), in quanto il pregiudizio non è mai in re ipsa ma un danno-conseguenza che il leso deve provare.

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Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 27751 (11 dicembre 2013 ) – consenso informato

Dal sito www.biodiritto.org riportiamo questo articolo a commento di una recente sentenza della Cassazione.

La III sezione civile della Cassazione si è pronunciata sul contenuto dell’informazione che il medico è tenuto a dare al paziente per acquisire il suo consenso informato. L’informazione, in rispetto del principio di autodeterminazione del paziente, deve essere completa e non rileva, ai fini della sussistenza dell’illecito, se l’intervento sia stato eseguito correttamente o meno.

I genitori di una bambina morta in seguito ad un intervento di tonsillectomia convenivano l’azienda ospedaliera per responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’art. 1218 cc per aver omesso di prestare le dovute informazioni sui rischi connessi all’operazione e sulle possibili complicanze post- operatorie.

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Il consenso informato e l’esclusione della “colpa lieve” – Diritto 24

Riportiamo l’articolo di Giorgio Vaccaro, pubblicato su Diritto24.it.

Due ultime Sentenze della Quarta Sezione Penale della Suprema Corte la n. 46753/2013 e n. 2347/2014, tornano ad occuparsi del rilievo, nell’attività professionale medica, del rispetto dei precetti relativi al “consenso informato” ed a quelli che si richiamano alle Linee Guida ed agli standard diagnostico terapeutici.

In particolare, in tema di consenso informato, possiamo rilevare come la sentenza più recente, quella del 20 gennaio u.s abbia dettato una sorta di “vademecum riassuntivo” per la corretta comprensione del tema del “consenso del paziente”.

Ed infatti la Sentenza ripercorre la stessa ragion d’essere del consenso informato, ricordando come principio di diritto che “l’attività medica-chirurgica per essere legittima, presuppone il “consenso” del paziente, che non si identifica con quello di cui all’art. 50 c.p. (il cui testo recita – non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne, ndr)  ma costituisce il presupposto di liceità del trattamento: infatti, il medico di regola ed al di fuori di taluni casi accezionali (allorchè il paziente non sia in grado per le sue condizioni di prestare un “qualsiasi” consenso o dissenso, ovvero più in generale ove sussistano le condizioni dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p. (il cui testo recita – Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Ndr) non può intervenire senza il consenso, o malgrado il dissenso, del paziente.

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Il consenso informato è neutro rispetto all’accertamento della colpa medica (Il Sole 24 Ore)

Riportiamo un articolo dell’Avv. Giorgio Vaccaro che è stato pubblicato su Diritto24 de Il Sole 24 Ore, a commento della sentenza della Cassazione Quarta Sezione Penale, n. 2347 del 20 gennaio 2014

Con l’interessante sentenza nr. 2347 del 20 gennaio 2014,  i Giudici della Quarta sezione Penale della Cassazione tornano su di un argomento molto dibattuto come quello della “responsabilità medica” affrontando e specificando due aspetti centrali della stessa: la rilevanza della colpa e la “valenza” del consenso informato all’operazione, soprattutto in un ambito specilistico come quello della chirurgia estetica.

V’è innanzi tutto da porre in rilievo come, rispetto all’evidenza della condotta medica, che è stata ritenuta idonea a concretizzare il delitto di “lesioni gravi”, sia i giudici del primo grado che quelli dell’appello si sono riportati alle dichiarazioni del “teste” che nella fattispecie era il medico chirurgo che effettuò il terzo intervento (quello a correzione e/o limitazione dell’errore)  medico che nella sua “deposizione” ebbe a riferire circostanze obbiettive, in riferimento alle quali la sentenza in commento riporta testualmete: “il danno estetico, il danno funzionale, una diffusa dolenzia ed ipoestesia nonché lo scorretto distacco del muscolo mammario destro con conseguente suo arricciamento durante i movimenti mentre il lato sinistro presentava il muscolo (mammario) completamente staccato e rotolato verso l’alto).

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    Tags: in, non, l, diritto, è, per, paziente, consenso

Il consenso informato non esenta da responsabilità professionale per errore

La corte di cassazione interviene sull’opportuna distinzione tra l’acquisizione del consenso opportunamente informato e dell’accettazione dei rischi dell’intervento e la responsabilità professionale per errore. L’accettazione dei rischi non esenta il medico da responsabilità professionale. La cassazione inoltre ha ribadito quanto già precedentemente precisato dalla sentenza Englaro sul consenso che ha la funzione di accettazione delle cure, del rifiuto delle cure e della sospensione delle cure.

Leggi il commento elaborato dal Dott. Luca Benci.

La sentenza in commento è la n. 42656 del 17 ottobre 2013, già commentata in un precedente articolo sul sito Bios-Bios.

(Fonte: www.lucabenci.it)

 

Salute, risarcimento danni, negligenza, medico e consenso informato

Dal sito www.sentenze-cassazione.com segnaliamo la sentenza n. 42656 9 maggio – 17 ottobre 2013, della IV sezione penale della Corte di Cassazione. Con questa pronuncia la Cassazione ha nuovamente trattato il caso del consenso informato e, nel caso di specie, ha affermato che “la sottoscrizione da parte della paziente del consenso informato, non libera da responsabilità derivante da fatto proprio colposo dell’operatore.”  In particolare la Corte afferma che “è incontestabile che l’attività medico chirurgica, per essere legittima, presuppone il “consenso” del paziente, che non si identifica con quello di cui all’art. 50 c.p., ma costituisce un presupposto di liceità del trattamento: infatti, il medico, di regola ed al di fuori di taluni casi eccezionali (allorché il paziente non sia in grado per le sue condizioni di prestare un qualsiasi consenso o dissenso, ovvero, più in generale, ove sussistano le condizioni dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p.), non può intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del paziente. In questa prospettiva, il “consenso”, per legittimare il trattamento terapeutico, deve essere “informato”, cioè espresso a seguito di una informazione completa, da parte del medico, dei possibili effetti negativi della terapia o dell’intervento chirurgico, con le possibili controindicazioni e l’indicazione della gravità degli effetti del trattamento. Il consenso informato, infatti, ha come contenuto concreto la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale. Tale conclusione, fondata sul rispetto del diritto del singolo alla salute, tutelato dall’art. 32 Cost.” Pertanto, “la mancanza del consenso (opportunamente informato) del malato o la sua invalidità per altre ragioni, determina l’arbitrarietà del trattamento medico-chirurgico e la sua rilevanza penale, in quanto posto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo, ma la valutazione del comportamento del medico, sotto il profilo penale, quando si sia in ipotesi sostanziato in una condotta (vuoi omissiva, vuoi commissiva) dannosa per il paziente, non ammette un diverso apprezzamento a seconda che l’attività sia stata prestata con o in assenza di consenso. Cosicché il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Dunque il consenso informato, anche se corretto e adeguato e corrisposto dalla reale ed integrale comprensione del paziente, non vale ad escludere la colpa del medico che abbia operato negligentemente o imperitamente ovvero in violazione delle leges artis. Ne consegue che a nulla rileva ex se, ai fini dell’esclusione della responsabilità, l’eventuale adeguatezza della comunicazione ed illustrazione dei rischi connessi all’intervento al paziente che si risolse, ciononostante, ad affrontarlo (cfr. Sez. 4, n. 4541 del 2013, Falasco (PC) c. Carlino).” Per un commento si legga l’articolo riportato sul sito www.sentenze-cassazione.com.

(Fonte: www.sentenze-cassazione.com)