responsabilità penale del medico

“CASSAZIONE PENALE: ANCORA SULLA SENTENZA FRANZESE” – Cass. pen. 9695/2014

Dal sito Persona e Danno segnaliamo questo articolo di Sabrina Caporale, a commento della sentenza della IV Sezione Penale della Cassazione, n. 9695 del 27 febbraio 2014.

Di seguito citiamo l’articolo:

La Corte di Cassazione ha di recente riaperto il dibattito in tema di prova nel processo penale e di causalità omissiva con particolare riguardo alla colpa medica e ai reati ad essa connessi.

Ebbene, se fino a ieri nessun dubbio poteva dirsi esistente in materia, vista l’ormai nota e ampiamente condivisa sentenza Franzese, occorre oggi, nuovamente interrogarsi sul punto.

È quanto accaduto con la recente sentenza pronunciata dalla IV Sezione Penale della Cassazione, n. 9695 del 27 febbraio 2014. Sentenza che certamente rileva non poche perplessità circa l’applicazione dei principi ivi contenuti e che pertanto merita particolare attenzione. Continue reading

Sulla responsabilità penale del medico: la riforma Balduzzi ed i criteri interpretativi

Da Diritto.net riportiamo questo articolo dell’Avv. Daria Perrone. Il tema della responsabilità penale del sanitario è stato di recente oggetto di una riforma introdotta nel 2012 con la cd. legge “Balduzzi” (art. 3, 1° co., l.189/2012). A seguito della riforma, si prevede che «l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve». Leggi l’articolo.

(Fonte: Diritto.net)

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Il consenso informato non esenta da responsabilità professionale per errore

La corte di cassazione interviene sull’opportuna distinzione tra l’acquisizione del consenso opportunamente informato e dell’accettazione dei rischi dell’intervento e la responsabilità professionale per errore. L’accettazione dei rischi non esenta il medico da responsabilità professionale. La cassazione inoltre ha ribadito quanto già precedentemente precisato dalla sentenza Englaro sul consenso che ha la funzione di accettazione delle cure, del rifiuto delle cure e della sospensione delle cure.

Leggi il commento elaborato dal Dott. Luca Benci.

La sentenza in commento è la n. 42656 del 17 ottobre 2013, già commentata in un precedente articolo sul sito Bios-Bios.

(Fonte: www.lucabenci.it)

 

Salute, risarcimento danni, negligenza, medico e consenso informato

Dal sito www.sentenze-cassazione.com segnaliamo la sentenza n. 42656 9 maggio – 17 ottobre 2013, della IV sezione penale della Corte di Cassazione. Con questa pronuncia la Cassazione ha nuovamente trattato il caso del consenso informato e, nel caso di specie, ha affermato che “la sottoscrizione da parte della paziente del consenso informato, non libera da responsabilità derivante da fatto proprio colposo dell’operatore.”  In particolare la Corte afferma che “è incontestabile che l’attività medico chirurgica, per essere legittima, presuppone il “consenso” del paziente, che non si identifica con quello di cui all’art. 50 c.p., ma costituisce un presupposto di liceità del trattamento: infatti, il medico, di regola ed al di fuori di taluni casi eccezionali (allorché il paziente non sia in grado per le sue condizioni di prestare un qualsiasi consenso o dissenso, ovvero, più in generale, ove sussistano le condizioni dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p.), non può intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del paziente. In questa prospettiva, il “consenso”, per legittimare il trattamento terapeutico, deve essere “informato”, cioè espresso a seguito di una informazione completa, da parte del medico, dei possibili effetti negativi della terapia o dell’intervento chirurgico, con le possibili controindicazioni e l’indicazione della gravità degli effetti del trattamento. Il consenso informato, infatti, ha come contenuto concreto la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale. Tale conclusione, fondata sul rispetto del diritto del singolo alla salute, tutelato dall’art. 32 Cost.” Pertanto, “la mancanza del consenso (opportunamente informato) del malato o la sua invalidità per altre ragioni, determina l’arbitrarietà del trattamento medico-chirurgico e la sua rilevanza penale, in quanto posto in violazione della sfera personale del soggetto e del suo diritto di decidere se permettere interventi estranei sul proprio corpo, ma la valutazione del comportamento del medico, sotto il profilo penale, quando si sia in ipotesi sostanziato in una condotta (vuoi omissiva, vuoi commissiva) dannosa per il paziente, non ammette un diverso apprezzamento a seconda che l’attività sia stata prestata con o in assenza di consenso. Cosicché il giudizio sulla sussistenza della colpa non presenta differenze di sorta a seconda che vi sia stato o no il consenso informato del paziente. Dunque il consenso informato, anche se corretto e adeguato e corrisposto dalla reale ed integrale comprensione del paziente, non vale ad escludere la colpa del medico che abbia operato negligentemente o imperitamente ovvero in violazione delle leges artis. Ne consegue che a nulla rileva ex se, ai fini dell’esclusione della responsabilità, l’eventuale adeguatezza della comunicazione ed illustrazione dei rischi connessi all’intervento al paziente che si risolse, ciononostante, ad affrontarlo (cfr. Sez. 4, n. 4541 del 2013, Falasco (PC) c. Carlino).” Per un commento si legga l’articolo riportato sul sito www.sentenze-cassazione.com.

(Fonte: www.sentenze-cassazione.com)

Cassazione Penale: sulla rilevanza delle linee guida nella valutazione della colpa medica

Con la sentenza dell’11 luglio 2012, n. 35922 (Cass. pen. Sez. IV Sentenza), la Cassazione si è pronunciata sul valore delle linee guida e sulle conseguenze derivanti dall’eventuale violazione delle stesse.

A commento della sentenza sopra richiamata si rinvia all’articolo di Giuseppe Debernardi, pubblicato su Giur. It. n. 4/2013 (“Sulla rilevanza delle linee guida nella valutazione della colpa medica”).

Nel suo articolo l’autore sottolinea i permanenti elementi di criticità che la novella legislativa del Decreto Balduzzi (art. 3, comma 1 del DL 13/9/2012 n. 158) continua a porre in materia di responsabilità penale del medico.

La massima della sentenza è che le linee guida pur rappresentando un importante ausilio scientifico, con il quale il medico è tenuto a confrontarsi, non eliminano la sua autonomia nelle scelte terapeutiche, poiché, l’arte medica, mancando per sua stessa natura di protocolli scientifici a base matematica, spesso prospetta diverse pratiche o soluzioni che l’esperienza ha dimostrato efficaci, da scegliere oculatamente in relazione ad una cospicua serie di varianti che, legate al caso specifico, solo il medico nella contingenza della terapia, può apprezzare. Ne consegue le linee guida e i protocolli, proprio in ragione delle peculiarità della attività del medico, che sfugge a regole rigorose e predeterminate, non possono assumere il rango di fonti di regole cautelari codificate, rientranti nel paradigma normativo dell’articolo 43 c.p. [“leggi, regolamenti, ordini o discipline”].

Secondo l’autore “l’apporto innovativo rappresentato dalla novella legislativa consiste […] nel consolidamento dell’importanza dell’utilizzo e del rispetto delle linee guida, quale fondamentale opportunità per migliorare la qualità dell’assistenza e l’ottimizzazione dei processi di cura, senza tuttavia minare né azzerare l’autonomia professionale del sanitario”.

(Fonte: Giur. It. 4/2013)